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Questa è una domanda che tormenta l’imprenditore, fondatore o erede di un’azienda di famiglia. Per l’imprenditore o l’imprenditrice l’azienda è espressione delle fatiche e dei risparmi di tutta una vita. È comprensibile la preoccupazione di lasciare l’azienda in buone mani e di garantire con la prossima generazione la necessaria continuità: ovvero pensare al passaggio generazionale.
Il percorso per raggiungere l’obiettivo è complesso ed rappresentato bene o da questa riflessione di Papa Francesco:
“Arriva un giorno in cui bisogna lasciare tutto, abbandonare tutto: mettersi in cammino, anche se è faticoso.
È la dinamica stessa dell’esistenza che chiama ad uscire da sé, dalle proprie abitudini, dalle proprie sicurezze e a mettersi in ricerca. Può essere un Sogno, una Voce, una Persona a metterti in movimento.
Ciò che conta è che tu sia disposto a partire, che tu sia disposto a rischiare, nonostante le paure, le incertezze, le incognite che avvolgono il futuro”.
(Papa Francesco)
Lo scorso Novembre mi ha chiamato un cliente, imprenditore emiliano, mi ha detto: “Tra due mesi compio sessant’anni e bisogna pensare alla continuità dell’azienda. Vorrei parlarne con lei”.
Ha due figli, uno sta finendo di studiare. L’altro, il più grande, e due giovani nipoti, lavorano in azienda da poco meno di un anno, con un buon percorso di integrazione. Però, ha aggiunto: “Vede io vorrei che la mia diventasse sempre di più un’azienda vendibile”.
Ho quindi chiesto: “Perché, vuole vendere l’azienda?”
“No, non è questo il mio scopo” mi ha risposto. “Però se mi pongo questo obiettivo, mi impegnerò ad essere meno operativo e così l’azienda dipenderà molto meno da me”.
Abbiamo così approfondito il concetto di vendibilità: “Quando, per lei, una azienda è vendibile?”. “Quando ha un valore importante anche senza l’imprenditore. Ottiene buoni risultati, ha un management capace e con una mentalità di sviluppo, è bene organizzata, è indebitata in modo equilibrato, posizione finanziaria netta/EBITDA = 3, e non dipende totalmente dall’imprenditore. Vendibile vuol dire quindi anche saper tenere separata la proprietà dalla gestione operativa.”
Abbiamo allora preparato insieme un progetto di continuità in cui abbiamo deciso quali dovevano essere le persone coinvolte, della famiglia e non, offrendo un’opportunità di evoluzione a tutti. Abbiamo quindi individuato la squadra del futuro: ovvero, quelli che ragionevolmente sembravano i più adatti.
Abbiamo presentato e lanciato il progetto di continuità 2020 che in cinque – anni avrebbe dovuto raggiungere quegli obiettivi.
In questo progetto ognuno aveva il suo ruolo: la generazione in carica, la generazione entrante, e, dopo i cinque anni, la generazione uscente. Responsabile di progetto, l’imprenditore in carica.
Se l’imprenditore non mette il progetto di continuità tra i suoi obiettivi, se non si mette in gioco, il progetto ha scarse possibilità di successo.
Cosa vuol dire allora mettersi in gioco?
Mettersi in gioco vuol dire essere disponibile a costruire, farsi carico, guidare e gestire un progetto di continuità che prepara nuovi leader a gestire l’azienda. Bisogna definire e realizzare un progetto di continuità.
L’obiettivo è preparare la successione. Preparare i nuovi leader. E bisogna farlo non appena si sale in carica come leader. Coinvolgendo tutta la famiglia. e dando il buon esempio.
Chi è il responsabile di un progetto di continuità? La generazione in carica.
La continuità è costituita da due elementi:
Fare un progetto di continuità vuol dire: preparare il futuro attraverso la gestione del presente
Preparare il futuro vuol dire:
Ecco un processo strategico di passaggio generazionale e continuità, che mi consenta di capire chi porterà avanti la mia azienda e quali sono le varie fasi:
Per concludere, con un altro grande uomo: “Il futuro dipende da ciò che facciamo nel presente” (Ghandi)
Giacomo De Candia partner Yopadvisors
(Estratto dell’articolo completo disponibile su “Subfornitura“, la rivista dedicata ai subcontractors di MTM – MAchine Tool Market)
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