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Siamo arrivati a fine anno, ed è il momento di prenderci un momento di riflessione sui risultati ottenuti in questo anno solare.
Dovremo essere sinceri con noi stessi e cercare di mettere sulla bilancia successi e cadute, miglioramenti e peggioramenti. È un esercizio importante da fare, sia che si tenda ad edulcorare e guardare il mondo con occhiali rosa, sia che si soffra della sindrome dell’impostore e si tenda ad autosminuirsi costantemente.
Esercizio importante ed utile, perché ci permette di correggere e migliorare, cercando di essere obiettivi.
A questo punto ci sorge una domanda: migliorare, perché?
Potrebbe sembrare una domanda retorica, ovvero una domanda che non richiede risposta, perché la risposta è ovvia ed è implicita nella domanda stessa. In realtà è una domanda che ci impone una riflessione.
Ovvero, quella di chiedersi qual è la motivazione al miglioramento. Migliorare significa superare le condizioni pregresse, e ottenere accrescimento, elevazione, avanzamento, progresso, perfezionamento, maturazione. La parola “Miglioramento” è intrinsecamente legata al concetto di “Tempo”: infatti qualsiasi valore le si voglia dare, in quel valore si percepisce il senso di un percorso temporale (e a volte anche di luogo).
Il miglioramento è un bisogno, quando non è anche un desiderio. Un bisogno che nasce dalla percezione della distanza tra la realtà vissuta e la realtà desiderata (ed ecco che compare la nostra freccia spazio-temporale, da dove siamo verso l’obiettivo).
Questo bisogno, o desiderio, dà la spinta ad agire concretamente, a mettersi in movimento, per raggiungere l’obiettivo (oggetto del desiderio).
Ognuno di noi ha il proprio vissuto, la propria personalità, i propri bisogni, quindi la spinta al miglioramento è puramente personale ed applicabile a infiniti ambiti. Tuttavia, c’è una costante a tutte le scelte di miglioramento: la motivazione. E la motivazione nasce dal bisogno: da una mancanza e dal desiderio di colmarla.
A complicare il quadro, il fatto che in un individuo – un insieme complesso – non troviamo un unico bisogno. Ne troviamo molteplici, interconnessi ed intersecati tra loro. Intersecati ma non tutti sullo stesso piano: c’è infatti una gerarchia, che fu codificata – anche graficamente – nel 1954 dallo psicologo americano Abraham Maslow.
Maslow individuò cinque categorie di bisogni, inserendole in una piramide:

Vista la complessità della piramide di Maslow, possiamo intuire che, fatto salvo il soddisfacimento dei bisogni primari, oggi, nella nostra società e in media, possiamo concentrarci sui nostri bisogni secondari e su quelli superiori. E li applichiamo al lavoro e alla realizzazione personale, sforzandoci di diventare migliori.
E come succede? Semplicemente le carenze percepite diventano altre. La mancanza di una determinata condizione è un desiderio insoddisfatto. E un desiderio insoddisfatto ci porta al disagio.
È quindi il disagio dato da un bisogno non colmato che spinge all’azione, non il bisogno / desiderio in sé.
Questa riflessione ci colpisce a maggior ragione perché ci è stato riproposto giusto recentemente il video del rabbino / psichiatra Abraham Twerski sulla crescita delle aragoste.
Ma che cosa c’entrano le aragoste con noi? C’entrano, se le intendiamo come metafora: la costante della crescita implica un cambiamento. L’aragosta muta, e cambia pelle, perché il suo corpo non è più contenuto dal suo esoscheletro. Quindi si nasconde sotto a una roccia, si libera della sua “pelle” inadeguata, e il suo corpo soffice e vulnerabile rimane nascosto e protetto finché il nuovo esoscheletro prodotto si indurisce. Vi ricorda qualcosa?
Vi invitiamo a vedere il video, per sentire dalla voce di Abraham Twerski che per avere lo stimolo di crescere è necessario provare disagio. Perché quel disagio è un bisogno non colmato. Ed è lo stimolo, o desiderio, di colmarlo e raggiungere quindi il proprio obiettivo. Che esso sia di natura primaria, secondaria o addirittura superiore.
Quindi, per il 2019 vi invitiamo a individuare i vostri bisogni e i vostri disagi, e a colmarli con successo per trasformarli in obiettivi raggiunti.
Anche se forse è più immediato augurarvi un anno di successi e soddisfazioni!
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