
Quando si parla di finanza agevolata, si fa riferimento agli innumerevoli strumenti di incentivazione che lo Stato, le Regioni e le istituzioni locali, come le Camere di Commercio e i Competence Center, mettono a disposizione delle imprese italiane per supportare i loro progetti di investimento.
Mai come oggi, gli strumenti di finanza agevolata hanno riscosso un tale successo, trovando diffuso consenso da parte degli imprenditori italiani. Ma cosa determina questo forte interesse? Sicuramente, l’esigenza di liquidità o ricapitalizzazione, motivata dalla crisi economico-finanziaria da Covid-19, e la volontà di vincere le sfide che il mercato impone quotidianamente, investendo in progetti di trasformazione tecnologica e digitale.
Oltre ad essere importanti mezzi di incentivazione, la parola che meglio descrive la funzionalità degli strumenti di finanza agevolata è “anticipare”.
Gli incentivi, benché non originino la scelta dell’investimento, agiscono da perfetti “anticipatori”. Nella pancia dell’azienda l’idea di investire esiste già ed è viva, con l’agevolazione si tende ad anticiparne la realizzazione che, altrimenti, si sarebbe potuta protrarre nel tempo.
La finanza agevolata è un mondo decisamente vario e sconfinato.
Partendo proprio dalla prima variabile, l’incentivo può tradursi in un appetibile contributo a fondo perduto, in un finanziamento a tasso zero o agevolato, oppure in un consistente risparmio fiscale.
La seconda variabile riguarda l’area di intervento del progetto, come la digitalizzazione, la formazione 4.0 dei dipendenti, la ricerca & sviluppo, la patrimonializzazione, nonché l’internazionalizzazione del proprio business.
Considerando la terza ed ultima variabile, i soggetti beneficiari si identificano, primariamente, nelle piccole-medie imprese. In molti casi però, la categoria può essere estesa alle grandi aziende, agli artigiani e ai liberi professionisti.
Il credito di imposta, previsto dal Mise nel Piano Nazionale Transizione 4.0, nasce per supportare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. La misura è rivolta a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla loro natura giuridica e dimensionale, dal settore economico di appartenenza e dal regime contabile adottato. L’aliquota varia in base alla tipologia e all’entità dell’investimento.
A titolo esplicativo: si passa da un 50% del costo ammissibile, per gli investimenti in beni strumentali materiali 4.0, fino a 2.5 milioni di euro, a un 10% del costo ammissibile, per gli investimenti in beni strumentali materiali ordinari, fino a 2 milioni di euro.
– Digital Transformation
L’aiuto di Stato, previsto da Invitalia, nasce per supportare la trasformazione digitale delle PMI italiane con almeno 100.000 euro di fatturato in bilancio.
Le attività ammissibili possono riguardare tre differenti ambiti applicativi: l’innovazione organizzativa, con l’adozione di nuovi metodi organizzativi nelle pratiche commerciali, nell’organizzazione del lavoro o nelle relazioni esterne d’impresa; l’innovazione di processo, con l’adozione di metodi di produzione o di distribuzione nuovi o migliorati; oppure l’investimento in tecnologie abilitanti la trasformazione 4.0, ovvero in tecnologie digitali di filiera.
La misura copre il 50% della spesa ammissibile, scorporandosi in un 10% di contributo a fondo perduto e in un 40% di finanziamento agevolato, a tasso zero.
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